Comunicato stampa – Comitato per gli Immigrati: Siamo in pericolo anche in Italia, fate le segnalazioni

Siamo molto addolorati per la strage nel centro storico di Strasburgo, avvenuta ieri sera in quella che sarebbe dovuta essere la capitale europea della festa del Natale>> –dichiara Aleksandra Matikj, Presidentessa del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione” – <<Tra gli spari in mezzo ai passeggeri, 2 morti e 14 feriti, tra cui un noto Giornalista Italiano. Si cerca il terrorista Chérif Chekatt, 29 anni e sembra che non abbia agito da solo ma insieme ad un altro sospettato.
A Strasburgo, il Parlamento è stato blindato come dall’ordine del Presidente Antonio Tajani mentre Emmanuel Macron ha lasciato in anticipo un ricevimento in corso all’Eliseo per seguire personalmente i fatti di Strasburgo, la situazione è grave.
Come Comitato, in Italia, grazie ad una segnalazione anonima, siamo riusciti a bloccare 4 kosovari che minacciavano di uccidere Papa Francesco, tutti arrestati tra Savona e Brescia. Oggi rinnoviamo il nostro Appello: inviate le segnalazioni, anche anonime, scrivendoci via mail a comitato.no.discriminazione@gmail.com.
Questo ‘rumor’ ci è stato riferito da alcuni Migranti ed è anche per questo che, anche oggi, vogliamo ricordare che non vanno confusi gli Stranieri con i terroristi, anzi. Anche perché soltanto tutti uniti possiamo vincere contro la follia omicida degli estremisti. Spero, personalmente altresì, che questo attacco non venga strumentalizzato dalle estreme destre per prendere più voti…>>

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PER NON DORMIRE – Servizio di Massimo Sannelli

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Immagine tratta dal film ” L’arte del fauno” di Fabio Giovinazzo. Nella foto da sinistra : Angelo Spaggiari in arte Perseo Miranda (cantante) e Massimo Sannelli (attore)

C’è qualcuno nel formaggio dello showbiz, diciamo: ci sta come un topo
(o un teppista); ci vive e lo ama. Non ha paura del realismo, e
nemmeno della realtà: tanto è vero che scrive un diario pubblico. Gli
appunti hanno la stoffa dell’indicativo – in pubblico si è sempre
certi – e la musica di una disperazione complessa. C’è chi la capisce,
questa musica, dal centro della sua vita elegantemente retorica &
stilizzata; c’è chi la capisce e la ama, in privato. Poi c’è chi non
la capisce, e non sa nemmeno di non capirla. La sua ingenuità mi
disarma? A volte. Ma il disarmo dura poco.

Sono sul Grande Veicolo che mi porta di nuovo nella città “livida e
sprofondata per sua stessa mano”, come dice la canzone. Il Grande
Veicolo è chi mi porta, ma non sono io quello che lo guida; mi mostra
gli umani come in uno show, e io li guardo. Non devo guidare e posso
osservare, quindi sono perfettamente libero. Osservate l’uomo davanti
a me: ha i Ray Ban (così dorme senza sembrare addormentato) e un
doppiopetto. I jeans sartoriali e le scarpe nere. Le mani forti, senza
anelli. Si vede che va nel Profondo Nord, per lavorarci dentro. Si
immerge nel Profondo Nord come faccio io. Chi è? È Nessuno, ma è ben
vestito. Nessuno, impiegato o funzionario – tutto è possibile – ha
indossato vestiti dignitosi e puliti. Nessuno è come me (ed ecco una
frase tanto ambigua da ringraziare il Grande Veicolo per l’invenzione:
agudeza, fulmen, bon mot).

“Come fanno a non vedere il disprezzo con cui li guardi?”. Ha parlato
la maestra di recitazione e bioenergetica. Deve essere il 2005, più o
meno. Lei è una signora interessante e io mi interesso. Dice che in
realtà è una strega e che sa “tutto di tutti”. Mi dice che lei e io
siamo simili, cioè abbiamo un passato simile (la maledetta infanzia è
sempre lì). E dice che se il pubblico dello Stadio Olimpico ci
applaudisse noi non saremmo felici. Beh, signora. Come dire, signora.
Ora mi spiego, signora. Per un pubblico come quello farei un’eccezione
al mio stato. E poi è troppo noioso coltivare a vita un solo stato
vitale.

Rivendico solo le grazie spontanee di una certa solitudine
superimpegnata. Gli stati d’animo vi si applicano sopra, come toppe e
borchie su un tessuto. Gli stati d’animo devono essere removibili.
Imparo dai vestiti a non essere un solo vestito o un solo colore.

Chi ha tradotto il dolore in forme stilistiche è nato per la Moda (e
rispetta molto – per forza – la sorella della Moda: Leopardi ne ha
scritto). Ma non è più vero che guardo tutti “con disprezzo”. Non è
sempre vero. L’età dona una certa indulgenza, come osservatori.
Intanto alle 7.08 il signore davanti a me dorme, sereno. Gli abiti che
indossa sono rigorosi. Rigoroso è il suo sonno, sotto gli occhiali.
Rigoroso è chi – puramente, addormentato – è una presenza solida,
vestita bene. Non sono rigoroso io, qui, non del tutto: perché allineo
appunti, e allora prendo una posizione cosciente, in veglia, in
vigilanza, proprio “per non dormire”. È per questa vigilanza continua
che io non sono ancora innocente.

Massimo Sannelli

Può, la moda, riflettere e interpretare i cambiamenti della società che coinvolgono, e stravolgono, la realtà contemporanea?

Nella foto : Angelo Spaggiari in arte Perseo Miranda (Cantante – attivista)perseo moda

Un messaggio politico è qualcosa di articolato che passa attraverso l’indipendenza di pensiero (quindi anche economica), si struttura nel linguaggio che la moda usa che è l’estetica e viene recepito in maniera profonda nel tempo, non ripetendo slogan ma accogliendone il messaggio come fosse un mantra e seguendone l’insegnamento. Uno scenario che oggi, nell’epoca delle t-shirt femministe da Dior, sembra impossibile da realizzare. Siamo tutti convinti che business is business, che Fedez è più simpatico di Manuel Agnelli (per non dire di Asia Argento) e che se Off-White tutti lo vogliono perché non dargliene vagonate? Ma a che cosa ci porteranno questo tipo di pensiero, queste azioni così voracemente schizofreniche, questi subitanei cambi di direzione? Dove ci condurrà il voler incessantemente seguire ciò che le folle credono di volere? In fondo dietro ogni idea politica, oltre ad una visione c’è un fattore educativo, uno stimolo a migliorare passando anche attraverso esperienze scomode. La politica è, per eccellenza, il bene comune, non il bene di un singolo o di una parte dei cittadini. E per crescere (in tutti i sensi) bisogna avere dei maestri, qualcuno che in maniera credibile ti dica ciò che è bene e ciò che è male, che non ti faccia strafogare di cioccolata anche se tu ci vorresti fare il bagno dentro.

“ABITI NERI E IL GIUSTO MAKE UP D’ABBINARE NELLA MODA ” – Servizio di Patrizia Gallina

Tutte abbiamo un vestitino nero nell’armadio. E tutte sappiamo che, con quello, non si sbaglia mai. Ma come abbinare al meglio il make-up? Tutto dipende dallo stile che volete che assuma: rossetto rosso e smokey eye sono gli abbinamenti classici, per un look sexy e raffinato, perfetto per qualunque serata. ClioMakeUp-abbinare-trucco-al-vestito-makeup-abiti-colore-guida-16 Se non vi piace il total black e spezzate la linea dell’abito con qualche accessorio colorato, potreste pensare ad un look leggero, ma con un dettaglio che riprenda gli orecchini o la pochette, nel vostro trucco occhi. Un abbinamento moderno e assolutamente impeccabile è anche il viola: sia come rossetto, che come smokey. Infine, per revisitare i grandi evergreen, sostituite il rossetto rosso con un rossetto colorato e lo smokey nero con uno sui toni del marrone.
Nicole Richie e Vanessa Hudgens: entrambe hanno scelto uno smokey nero molto intenso e grafico. È difficile da realizzare senza cadere nell’effetto-panda, ma in questi casi l’insieme risulta molto elegante e pulito.
Patrizia Gallina
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LA TRANQUILLA ELEGANZA – Servizio dell’attore Massimo Sannelli

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Immagine tratta dal film ” L’arte del fauno” di Fabio Giovinazzo. Nella foto da sinistra : Angelo Spaggiari in arte Perseo Miranda (cantante) e Massimo Sannelli (attore)

Capolavoro della collezione Sisyphus di Rick Owens, per l’uomo: per esempio una cappa brown black in lana e seta. E poi un tabarro del Tabarrificio Veneto: soprattutto il modello Ambasciata, per l’uomo. Oppure un paio di jeans di Jacob Cohën, perché abbiamo anche noi “uno stretto rapporto di amicizia con l’indaco”. Ora io parlo di me, per forza di cose. Di chi sono le passioni? Mie. E allora non posso parlare in generale. Sono un autore e un attore: il particolare è il mio mestiere. Va bene così, perché va bene così. Come autore e attore, sono uno che osserva. Che cosa ho osservato? Per esempio la mostra di Owens alla Triennale di Milano: “Subhuman Inhuman”, fino al 25 marzo 2018. Nel sito della Triennale se ne parla ancora, e c’è una frase in poesia: “The clothes I make are my autobiography. They are the calm elegance I want to get to and the damage I’ve done on the way”. I vestiti che faccio sono la mia autobiografia. E i miei vestiti dicono due cose: la tranquilla eleganza (il mio obiettivo) e i danni che ho fatto lungo il percorso (il mio passato). E poi: “They are an expression of tenderness and raging ego”. Esprimono la tenerezza e la furia dello stesso cuore. Quello lì, il rabbioso e il furente, si fa conoscere presto. Grida all’autore e all’attore (grida dentro, sempre: senza suono esterno). La furia è uno stato molto precoce: in principio la furia è solo negativa, perché non ha oggetto; nell’infanzia sceglie oggetti sbagliati; quando è adulta, la furia diventa saggia: aggredisce raramente, ma aggredisce bene. Si allea con l’autore e con l’attore, e da questa unione nasce un’armonia sottile. L’armonia dell’adulto cerca un abito, e di qui torniamo alla moda. L’abito perfetto – Owens, oppure Gareth Pugh, o Galliano, e il Tabarrificio, e Lagerfeld con tutto il Parnaso ideale – è perfetto. Chi vuole può comprare queste creazioni e indossarle. Solo che le vite non sono tutte uguali, per forza. Per esempio, qualcuno ha subìto l’esercizio di troppa forza, e troppo presto. Poi, da artista in crescita, si è esercitato a diffondere la propria forza: discretamente e lentamente, e con dignità (gli anni verdi sono stati dedicati a questo; e ad imparare a vestirsi, e a non fare del male a nessuno in cambio del primo male). Oggi ha imparato e meno male che c’è l’arte (e c’è la moda). Così oggi, chi è passato da quella scuola di vita, di errore in errore, veste abiti supremi. Non basta che siano belli, e nemmeno che siano inusuali. È ovvio che siano belli; e sono inusuali. Io cerco altro. Gli abiti supremi sono diversi sul corpo di chi è molto sociale e sul corpo di chi non sarà mai sociale. Le condizioni diverse creano portamenti diversi: addirittura voci diverse e sguardi diversi. Questo è chiaro, se si fa cinema. Ma allora è vero che uno non si veste per coprirsi, e nemmeno per farsi vedere. Un artista, un certo tipo di artista – insomma “il sovrano che non vuole avere compagni” – non si veste né per apparire né per vanità. Si veste per indossare un cartello che dice la sua distanza, disperata e ostinata. Prima di tutto. Non c’è da farne una tragedia. È andata così e basta: non sarà mai normale e non sarà mai comune; sarà gentilmente solo, e sarà in compagnia solo per fare la sua arte (o le sue arti); non importa; esprime la sua distanza e il suo autocontrollo, che è una forma di alto artigianato (insomma: fa moda con la propria carne viva, ogni giorno). La mia passione esprime una posizione precisa. Non è facile, ma è la mia. E così ho scritto appunti senza centro, come sempre: dove si parla di un asociale, che si esercita alla tenerezza (e la diffonde in un privato così privato da dimenticarselo, anche lui). Questo cattivo soggetto ha imparato a dominare la furia (ostentando il suo autocontrollo, che è – ripeto – una forma di alto artigianato biografico). A questo punto l’abito è un segno di partenogenesi. Questa frase è ermetica, dopo una pagina di luci bianche che non hanno nascosto niente. Almeno una frase – molto in codice – deve essere dedicata a vampiri, performers, psicomaghi in genere (e al maestro Lagerfeld).

Massimo Sannelli