PER NON DORMIRE – Servizio di Massimo Sannelli

perseo e sannelli hhh

Immagine tratta dal film ” L’arte del fauno” di Fabio Giovinazzo. Nella foto da sinistra : Angelo Spaggiari in arte Perseo Miranda (cantante) e Massimo Sannelli (attore)

C’è qualcuno nel formaggio dello showbiz, diciamo: ci sta come un topo
(o un teppista); ci vive e lo ama. Non ha paura del realismo, e
nemmeno della realtà: tanto è vero che scrive un diario pubblico. Gli
appunti hanno la stoffa dell’indicativo – in pubblico si è sempre
certi – e la musica di una disperazione complessa. C’è chi la capisce,
questa musica, dal centro della sua vita elegantemente retorica &
stilizzata; c’è chi la capisce e la ama, in privato. Poi c’è chi non
la capisce, e non sa nemmeno di non capirla. La sua ingenuità mi
disarma? A volte. Ma il disarmo dura poco.

Sono sul Grande Veicolo che mi porta di nuovo nella città “livida e
sprofondata per sua stessa mano”, come dice la canzone. Il Grande
Veicolo è chi mi porta, ma non sono io quello che lo guida; mi mostra
gli umani come in uno show, e io li guardo. Non devo guidare e posso
osservare, quindi sono perfettamente libero. Osservate l’uomo davanti
a me: ha i Ray Ban (così dorme senza sembrare addormentato) e un
doppiopetto. I jeans sartoriali e le scarpe nere. Le mani forti, senza
anelli. Si vede che va nel Profondo Nord, per lavorarci dentro. Si
immerge nel Profondo Nord come faccio io. Chi è? È Nessuno, ma è ben
vestito. Nessuno, impiegato o funzionario – tutto è possibile – ha
indossato vestiti dignitosi e puliti. Nessuno è come me (ed ecco una
frase tanto ambigua da ringraziare il Grande Veicolo per l’invenzione:
agudeza, fulmen, bon mot).

“Come fanno a non vedere il disprezzo con cui li guardi?”. Ha parlato
la maestra di recitazione e bioenergetica. Deve essere il 2005, più o
meno. Lei è una signora interessante e io mi interesso. Dice che in
realtà è una strega e che sa “tutto di tutti”. Mi dice che lei e io
siamo simili, cioè abbiamo un passato simile (la maledetta infanzia è
sempre lì). E dice che se il pubblico dello Stadio Olimpico ci
applaudisse noi non saremmo felici. Beh, signora. Come dire, signora.
Ora mi spiego, signora. Per un pubblico come quello farei un’eccezione
al mio stato. E poi è troppo noioso coltivare a vita un solo stato
vitale.

Rivendico solo le grazie spontanee di una certa solitudine
superimpegnata. Gli stati d’animo vi si applicano sopra, come toppe e
borchie su un tessuto. Gli stati d’animo devono essere removibili.
Imparo dai vestiti a non essere un solo vestito o un solo colore.

Chi ha tradotto il dolore in forme stilistiche è nato per la Moda (e
rispetta molto – per forza – la sorella della Moda: Leopardi ne ha
scritto). Ma non è più vero che guardo tutti “con disprezzo”. Non è
sempre vero. L’età dona una certa indulgenza, come osservatori.
Intanto alle 7.08 il signore davanti a me dorme, sereno. Gli abiti che
indossa sono rigorosi. Rigoroso è il suo sonno, sotto gli occhiali.
Rigoroso è chi – puramente, addormentato – è una presenza solida,
vestita bene. Non sono rigoroso io, qui, non del tutto: perché allineo
appunti, e allora prendo una posizione cosciente, in veglia, in
vigilanza, proprio “per non dormire”. È per questa vigilanza continua
che io non sono ancora innocente.

Massimo Sannelli

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